Scienza vs Archeologia: la nascita dell'Egittologia molecolare

Codice genetico Tutankamon dall’articolo: Ancestry and Pathology in King Tutankhamun’s Family

Il primo studio del DNA su una mummia reale egizia è stato effettuato nel 2007 sui resti del Faraone Tutankhamon. Nel giorno della scoperta della sua tomba ripercorriamo le analisi condotte, che hanno contribuito alla nascita di una nuova disciplina: l’Egittologia molecolare.

“Che il tuo spirito possa vivere,
che tu che ami Tebe
possa trascorrere milioni di anni
 seduto con il volto rivolto al Vento del Nord,
con gli occhi colmi di felicità.
(Iscrizione su una coppa ritrovata nella Tomba di Tutankhamon)

L’utilità di tecniche scientifiche, come radiografie o analisi del DNA, associate ai dati archeologici era nota già a partire dagli anni ’90. Nel 1998, infatti, con una provocatoria analisi del DNA è stato dimostrato che Thomas Jefferson, terzo presidente degli Stati Uniti d’America, ebbe una relazione con la schiava Sally Hemings, dalla quale ebbe almeno un figlio.
Mai però, si era pensato di estrarre il DNA da mummie di oltre 3000 anni perché, durante l’estrazione, il materiale genetico potrebbe danneggiarsi o contaminarsi con agenti esterni. Per questo motivo, l’archeologo Zahi Hawass è sempre stato scettico, ritenendo che la probabilità di ottenere dei campioni utili fosse scarsa per giustificare la manipolazione dei resti di defunti per i quali, invece, si dovrebbe avere il massimo rispetto.
Tuttavia, negli anni, la tecnica ha fatto “passi da gigante” e fu così che nel 2007 è stato condotto, sui resti mummificati del Faraone Tutankhamon, il primo studio del DNA, culminato nell’articolo scientifico “Ancestry and Patology in King Tutankhamun’s Family” pubblicato nel 2010 su JAMA (Journal of the American Medical Association).
Tutankhamon è stato un sovrano della diciottesima dinastia del quale si avevano poche informazioni: nacque ad Akhetaton (l’odierna Amarna) durante la riforma religiosa di Akhenaton, il Faraone “eretico”, salì sul trono d’Egitto all’età di nove anni e ripristinò il tradizionale culto di Amon riportando, inoltre, la corte a Menfi. Il “Faraone bambino”, però, regnò solo per pochissimo tempo, perché morì all’età di 19 anni senza lasciare eredi.
Proprio per poter spiegare questa morte improvvisa gli egittologi fecero effettuare, nel 1968, una serie di radiografie sui resti del Faraone; i risultati rilevarono un trauma alla base della nuca. Quindi, per anni, la teoria più accreditata fu l’omicidio: si credeva infatti che qualcuno a corte, per cancellare definitivamente ogni traccia della riforma religiosa promossa da Akhenaton, avesse ucciso il giovane Faraone.

Le nuove ricerche sulla mummia di Tutankhamon non solo aprirono tutto un altro scenario sulla sua morte, ma permisero anche di ricostruire l’albero genealogico del sovrano.
Le analisi prevedevano, sotto la supervisione del dott. Hawass, il prelievo di campioni di midollo dalla parte più interna delle ossa, dove era impossibile che il materiale genetico si fosse contaminato. Una volta estratto ed isolato il DNA, bisognava confrontarlo con quello di altre mummie, così da ricostruire la famiglia del Faraone Tutankhamon.
Dallo studio di antichi reperti del periodo amarniano, il padre del Faraone potrebbe essere: Amenothep III, la cui mummia è conservata al Museo del Cairo, Smenkhara i cui resti, al tempo delle analisi (e così ancora oggi), non sono stati ritrovati e il “Faraone eretico” Akhenaton, la cui mummia non era ancora stata individuata. Nella Valle dei Re, però, è stata ritrovata una tomba, la KV55, considerata un piccolo nascondiglio di Amarna, perché al suo interno sono stati ritrovati diversi reperti risalenti proprio a quel periodo storico. Fra questi un sarcofago, volutamente danneggiato, con la maschera strappata ed il cartiglio raschiato, come per cancellarne definitivamente il ricordo. Questo, insieme ad altri indizi, fanno sospettare che lo “Sconosciuto della KV55” possa essere Akhenaton.

I genetisti estraggono il DNA da quest’ultima mummia e da quella di Amenhotep III, confrontando poi il cromosoma Y, che si eredita per via paterna, con quello di Tutankhamon. Essendo campioni di oltre 3000 anni fa c’è bisogno anche di un’analisi più precisa, normalmente usata dall’FBI, detta “fingerprinting del DNA”: sui cromosomi vi sono delle particolari regioni in cui la ripetizione delle basi, che compongono il materiale genetico, varia moltissimo da persona a persona. In individui imparentati fra loro alcune di queste sequenze ripetute coincidono. Trattandosi di reperti prelevati da persone di tre millenni fa, questa procedura può essere meno rigorosa rispetto ai canoni dell’FBI e quindi, con soli otto picchi coincidenti rispetto ai dieci necessari, gli studiosi possono affermare che Amenothep III è il padre della mummia ritrovata nella KV55: può essere perciò identificata, con buona probabilità, come il Faraone Akhenaton. Infine, confrontando il DNA di quest’ultimo con quello di Tutankhamon si è dimostrato che erano padre e figlio e che quindi, Amenhotep III era il nonno del Faraone d’oro.
Ora, bisogna delineare il ramo femminile dell’albero genealogico.
I genetisti si concentrano su due mummie di donna, ritrovate nella tomba KV35 (altra grande cache dell’antichità), le cui identità erano sconosciute; dagli studiosi vengono soprannominate “Elder Lady “e “Younger Lady”. Analizzando il DNA mitocondriale, che si trasmette per via materna, si scoprì che addirittura entrambe le donne erano imparentate con Tutankhamon. Per scoprirne l’identità venne prelevato il DNA da altre due mummie già identificate in Yuya e Tuya, storicamente i genitori della Regina Tiy, Grande Sposa Reale di Amenothep III. Le analisi individuarono, con buona probabilità, nella bellissima “Elder Lady” proprio la Regina Tiy, nonna quindi di Tutankhamon.

(Foto Focus site)

E la “Younger Lady”? Dopo mesi di analisi i genetisti hanno potuto identificarla come la madre del “Faraone bambino”. Probabilmente non ne conosceremo mai l’identità, ma grazie alle moderne tecniche scientifiche associate alle conoscenze archeologiche, è stato possibile ricostruire l’albero genealogico del Faraone Tutankhamon e riunirlo così, finalmente, alla sua famiglia.
Come detto, però, queste tecniche si sono rivelate molto utili anche per poter scoprire come morì il “Faraone bambino”. Innanzitutto, una nuova TAC della mummia permise di scoprire che il buco rotondo alla base della nuca, rilevato durante le radiografie del 1968, fu provocato dagli imbalsamatori; inoltre, quello che sembrava essere un grumo di sangue, in realtà era soltanto uno spesso strato di resina. Quindi, nessuno aveva tentato di uccidere il Faraone Tutankhamon.
Ma allora, come morì?
Probabilmente, il triste destino del giovane sovrano era già scritto nei suoi geni. Infatti, analizzando ulteriormente il DNA della madre di Tutankhamon, gli studiosi si trovarono di fronte ad una sorpresa: la “Younger Lady” ed Akhenaton erano fratelli. Tutankhamon, quindi, era figlio di un incesto. Nell’antichità questa era una pratica abbastanza comune per conservare il potere all’interno della stessa famiglia; però, come sappiamo ormai da anni, il rischio è quello di mettere al mondo individui con tare genetiche che condizioneranno tutta la loro vita. Nuove radiografie sui resti mummificati di Tutankhamon dimostrarono, infatti, che quest’ultimo soffriva di piede equino e del Morbo di Kholer, una malattia invalidante e degenerativa che causa la necrosi (o morte) progressiva del tessuto osseo. In effetti, è l’unico Faraone della storia ad essere rappresentato seduto mentre scaglia una freccia. Non solo, ma nella tomba intatta del re sono stati ritrovati centotrenta bastoni, troppi per poter simboleggiare semplicemente il potere del sovrano.
Dunque, il Faraone Tutankhamon non era un agile sovrano, ma un fragile ragazzo claudicante, che aveva bisogno di un bastone per camminare.

Come se tutto questo non bastasse, nel materiale genetico del giovane sovrano è stato isolato il DNA del Plasmodium Falciparum, il parassita della malaria. Tuttavia, poiché sembra che in quegli anni fosse molto comune, diversi studiosi pensano che Tutankhamon ne fosse immune e che non sia questa la causa della morte. Probabile, ma per un individuo già debilitato da una serie di malattie genetiche, dovute all’incesto dei genitori, un attacco di malaria o una gamba fratturata potrebbe aver sottoposto il fisico ad uno sforzo eccessivo, causando la morte improvvisa del Faraone a soli 19 anni. Infine, la tomba di Tutankhamon potrebbe celare un altro incesto, chiudendo il cerchio sull’intera storia: infatti, le analisi del DNA su due piccoli feti, ritrovati nell’ultima dimora del Faraone, hanno permesso di identificarli come i figli di Tutankhamon e di una mummia femminile; ritrovata nella tomba KV21, potrebbe essere identificata come Ankhesenamon, unica moglie conosciuta di Tutankhamon e sua sorellastra, perché figlia di Akhenaton e Nefertiti. Ecco che, la conseguenza di un ulteriore incesto non solo ha impedito la nascita di un figlio ed erede, ma anche la fine di un’intera dinastia. Esattamente il contrario di quello che gli Antichi Egizi avrebbero voluto ottenere.

E’ vero che le analisi scientifiche non danno mai risultati certi al cento per cento così come, però, lo studio di reperti archeologici, essendo questi ultimi risalenti a migliaia di anni fa. Tuttavia, l’unione di varie tecniche scientifiche (TAC, analisi del DNA, etc) con le deduzioni che derivano dallo studio dei dati storici può fornire un validissimo strumento di analisi. In merito a ciò, ricordiamo lo studio dei due femori conservati al Museo Egizio di Torino e universalmente attribuiti a Nefertari, Grande Sposa Reale di Ramses II. Sapendo come nell’antichità fosse pratica comune spostare le mummie dalle loro tombe, per salvaguardarle dai profanatori, un’ulteriore conferma, derivante dall’analisi di dati scientifici, può solo che essere utile.
In pratica, la collaborazione fra Scienza ed Archeologia, iniziata nel 2007 e culminata con la nascita dell’Egittologia molecolare, può diventare sempre di più un valido strumento per poter comprendere al meglio la storia dell’Antico Egitto.

Elena Cappannella

ematube