La vendetta del Faraone Tutankhamon

 
(Foto  cura di Henry Burton -tratte dal sito The Griffith Institute)
 
Il 4 novembre 1922, i membri della squadra di scavo archeologico nella Valle dei Re, con a capo Howard Carter,  meravigliarono il mondo intero per la scoperta dell'accesso alla tomba del faraone Tutankhamon, contrassegnata col simbolo KV62, facente parte delle 65 sepolture di quell'area. Ma non tutto andò per il verso giusto. Infatti, dopo la scoperta del sepolcro, accaddero una serie di lutti inspiegabili che coinvolsero direttamente o indirettamente chi aveva avuto a che fare con quella eccezionale scoperta. 
 
“Riesce a vedere qualcosa?” chiese Lord Carnavon, “Si, cose meravigliose!”. Questo lo scambio tra il finanziatore della campagna di scavo e l’archeologo Howard Carter davanti alla porta della tomba del Faraone Tutankhamon.
Quattro mesi dopo l’apertura della tomba il Conte George Herbert Carnavon morì improvvisamente dando origine a quella che passerà alla storia come la “maledizione di Tutankhamon”.

Howard Carter nacque a Londra il 09 maggio 1874 e divenne, a soli 25 anni, il responsabile dei siti archeologici che comprendevano Tebe e la "Valle dei Re", portando alla luce alcuni reperti della tomba della regina-faraone Hatshepsut.
Qualche anno dopo, a causa di un incidente diplomatico, cadde in disgrazia; tutto cambiò dopo l’incontro con George Herbert, quinto Conte di Carnavon, appassionato di antico egitto, che decise di finanziare le ricerche del giovane archeologo.
Carter, infatti, andando contro tutto e tutti, era convinto che nella Valle dei Re ci fosse ancora almeno una tomba da scoprire. Dopo innumerevoli tentativi andati a vuoto e proprio nel momento in cui Lord Carnavon stava per revocare i finanziamenti, la testardaggine dello studioso inglese venne finalmente premiata.
 
La mattina del 4 novembre 1922, infatti, un bambino del famiglia Adbel Rasul (la stessa che, anni dopo, scoprirà il nascondiglio di Deir-el-Bahari) portò alla luce gli scalini di accesso ad una tomba. Quella del giovane Faraone Tutankhamon, della cui storia si conosceva molto poco. La notizia della scoperta di una tomba reale e soprattutto di una tomba reale intatta, fece il giro del mondo. Lord Carnavon e Howard Carter decisero, però, di affidare l’esclusiva mondiale al giornale inglese “The Times”, scatenando l’ira non solo delle altre testate giornalistiche, ma anche dello stesso governo egiziano.
Da allora, fu tutto un susseguirsi di notizie su fatti strani e misteriosi che vennero fatti ricollegare ad una possibile vendetta del Faraone Tutankhamon verso coloro che avevano osato disturbare il suo sonno. Una leggenda che passerà alla storia come la
“maledizione di Tutankhamon”.
 
 
Dal canarino di Carter attaccato da un cobra (rettile molto comune in Egitto) proprio il giorno in cui venne aperta la tomba; un’iscrizione (mai esistita, in realtà) presente sull’ingresso della tomba del Faraone bambino: “La morte verrà su agili ali per colui che profanerà la tomba del Faraone”. Finché il 5 aprile 1923, quattro mesi dopo l’apertura della tomba, Lord Carnavon morì improvvisamente nella sua camera d’albergo a Il Cairo. In molti associarono questa morte alla maledizione del Faraone Tutankhamon anche perché, ricordarono, proprio nel momento in cui il Conte esalava l’ultimo respiro un improvviso black-out elettrico lasciò totalmente al buio la città (cosa molto frequente negli anni ’20). Da allora, ogni morte di chi, direttamente o indirettamente, era entrato in contatto con la tomba di Tutankhamon, venne fatta risalire alla vendetta dell’antico re. Come l’archeologo Hugh Evelyn-White che fu uno dei primi ad entrare nella tomba o George Bénédite che morì a soli 69 anni, stroncato da un infarto fulminante, poco dopo averla visitata.
 
Tuttavia, lo stesso Carter morì ben diciassette anni dopo l’apertura della tomba e anche Lady Evelyn, figlia di Lord Carnavon e presente alla scoperta, morì nel 1980 a 79 anni. Come dimenticare poi il Dottor Douglas Derry, che morì nel 1969 all’età di 87 anni? Fu il primo ad aver effettuato l’autopsia sulla mummia del Faraone Tutankhamon, rovinandola tra l’altro irrimediabilmente.
Nonostante tutte le teorie, la fama del Faraone Tutankhamon e della sua maledizione crebbe a dismisura; considerando che da anni si era a conoscenza di anatemi lasciati dai sacerdoti a protezione delle tombe, è possibile che la leggenda non sia altro che una trovata pubblicitaria dei giornalisti, che altrimenti avrebbero dovuto comunicare solo notizie di seconda mano? Probabile anche se, forse, non ne avremmo mai la certezza. Quello che è sicuro, invece, è che la scoperta di una tomba reale intatta ha permesso agli studiosi di conoscere usi e costumi degli antichi egizi ed anche la stessa maledizione ha contribuito a far appassionare migliaia di persone a questa affascinante civiltà. Interesse che dura ancora oggi. E per questo noi appassionati di Egittologia non smetteremo mai di ringraziare la testardaggine di un giovane archeologo, di nome Howard Carter.
 
Elena Cappannella
 
 

ematube