La Regina Hatshepsut, la donna che sfidò la tradizione

( Foto sito Ancientpages.com)

1479 a.C. L’Egitto, in quegli anni ricco e potente è sconvolto dalla morte del Faraone Thutmosis II. Suo successore sarà, a soli tre anni, il figlio Thutmosis III. E’ solo un bambino e quindi il regno è ufficialmente in mano a colei che diventerà una delle donne più potenti d’Egitto: la Regina Hatshepsut.

di Elena Cappannella


Hatshepsut, figlia del Faraone Thutmosis I e della Regina Ahmose (nipote di Ahmose Nefertari, moglie del Faraone Ahmose I) era a tutti gli effetti, da parte di madre, l’erede dei grandi Faraoni che liberarono l’Egitto dal dominio degli Hyksos. Nonostante fosse stata designata dal Faraone Thutmosis I a succedergli, alla morte del padre questa volontà non venne esaudita. Sposò, quindi, il fratellastro Thutmosis II dal quale ebbe una sola figlia, la principessa Neferura; purtroppo, il regno di questo sovrano fu molto breve e, quando morì, il trono d’Egitto rimase vacante. Infatti, l’erede designato, il futuro Faraone Thutmosis III, era allora solo un bambino di tre anni; venne così affiancato, nel ruolo di reggente, proprio dalla Grande Sposa Reale Hatshepsut; “figlia di re, sorella del re, sposa di dio, Grande Sposa Reale” avrebbe governato il regno facendo le veci del Faraone. Ma questa situazione poco si confaceva ad una donna forte, energica ed ambiziosa come sembra fosse la Regina Hatshepsut. Ecco che, dopo pochi anni, mise in atto un vero e proprio “colpo di stato” accentrando il potere nelle sue mani, sfidando tutte le tradizioni.

Diventò così una della donne più potenti d’Egitto e, nei secoli a venire, una delle donne più importanti e conosciute: la prima Regina-Faraone della storia. Una delle prime decisioni da reggente fu quella di posticipare, a data da destinarsi, il matrimonio fra la figlia Neferura e Thutmosis III, che solo con questa unione sarebbe stato effettivamente legittimato a regnare. La Regina Hatshepsut si preoccupò poi di assicurarsi il proprio diritto a regnare creando, con l’aiuto del Sommo sacerdote di Amon Hapuseneb, il mito della sua nascita (teogonia): il Dio Amon, ottenuta l’approvazione delle altre divinità, prese le sembianze del Faraone Thutmosis I e si unì alla Regina Ahmose. Fu proprio da questa unione che nacque Hatshepsut che così, come figlia di un Dio, era totalmente legittimata a sedere sul trono d’Egitto.

Il mito teogonico è raffigurato sulle pareti del secondo portico del tempio funerario di Deir el Bahari, uno dei monumenti simbolo del regno della Regina-Faraone Hatshepsut e, in generale, dell’Egitto stesso. Progettato da Senenmut, cancelliere, architetto e forse amante della Regina, il tempio, noto come Djeser Djeseru (“Meraviglia delle meraviglie”), presenta una struttura unica in tutta l’arte egizia: una lunga rampa che sale dolcemente verso il tempio e che collega tre terrazze sovrapposte, interamente raffigurate, costituite da una doppia fila di colonne.
Nei suoi vent’anni di regno, nel doppio ruolo di Regina e Faraone, Hatshepsut assunse sempre di più caratteristiche maschili, diventando un re a tutti gli effetti e come tutti gli altri che l’avevano preceduta. Si fece rappresentare, infatti, con la barba posticcia e la doppia corona dell’Alto e del Basso Egitto ed arrivò addirittura, a volte, a sopprimere la desinenza femminile (-t) dal suo nome, volgendolo in Hatshepsu. In questa maniera, la Regina cercava di aumentare la propria divinità, incarnando in se stessa il concetto di dualità (maschile e femminile) tanto importante nella cultura egizia.
Il declino del regno di Hatshepsut cominciò prima con la morte della figlia, la principessa Neferura e poi, soprattutto, con quella di Senenmut. La Regina morì intorno al 1458 a.C., quando Thutmosis III non era più un bambino, ma un uomo: un uomo dal carattere forte e, come era effettivamente suo diritto, impaziente di esercitare il proprio potere e condurre il suo regno al massimo splendore; diventando poi uno dei più grandi Faraoni d’Egitto. Ma questa, è un’altra storia.

Dopo la sua morte, la Regina Hatshepsut divenne oggetto di una campagna di damnatio memoriae, sia durante il regno del figliastro Thutmosis III, che durante quello del nipote illegittimo Amenhotep II: infatti, alcuni volti raffigurati nelle opere maggiori vennero distrutti e alcuni cartigli e geroglifici cancellati. In realtà, per gli studiosi, non è ben chiaro il motivo di tale comportamento. Sembra strano, infatti, che un Faraone così illuminato e potente come Thutmosis III provasse tanto risentimento verso la matrigna la quale, poco prima di morire, lo aveva anche messo a capo dell’esercito; in questo ruolo, Thutmosis avrebbe potuto prendere il potere in qualunque momento. Inoltre, quanto odio avrebbe potuto provare se fece distruggere solo alcune delle raffigurazioni della Regina Hatshepsut e non fece invece radere al suolo il monumento simbolo del suo regno, il Djeser Djeseru? Quindi, un’altra ipotesi sostenuta da alcuni studiosi è che lo scopo di questa damnatio memoriae potesse essere quello di eliminare qualunque prova del successo di una Regina-Faraone, nascondendo così, alle future Spose Reali, un importante precedente.

(Tempio funerario dedicato ad Hatshepsut)

Nel 1903 Howard Carter scoprì, nella Valle dei Re, la tomba KV20 in origine costruita per Thutmosis I e in seguito riadattata per la Regina-Faraone Hatshepsut, che così venne sepolta accanto all’amato padre. La mummia della sovrana, però, non era all’interno della tomba: se ne era persa ogni traccia. Una sorta di contrappasso per una donna come Hatshepsut, che fece costruire grandi opere, obelischi e centinaia di statue e che voleva, più di ogni altra cosa, essere ricordata. Finalmente nel 2007, la sovrana uscì dal buio e dall’oblio in cui il tempo e il caso l’avevano relegata: venne individuata, infatti, grazie ad un molare con una sola parte della radice, contenuto all’interno di un suo vaso canopo, ritrovato nel famoso nascondiglio di Deir-el-Bahari (DB 320). La mummia, scoperta nella KV60, tomba di Sit-ra, nutrice di Hatshepsut, aveva i capelli lunghi dietro, un braccio piegato sul petto con il pugno chiuso come se reggesse uno scettro e un’espressione così forte e decisa da essere soprannominata “Strong Mummy”. Alla mummia mancava un molare, mentre aveva nella mascella proprio la parte di radice mancante nel dente ritrovato nel vaso canopo di Hatshepsut fugando così, ogni dubbio. Oggi, è conservata all’interno di una teca, al Museo Egizio del Cairo e finalmente riconosciuta da tutti come Hatshepsut, la Regina-Faraone, figlia di Thutmosis I ed erede dei grandi Faraoni della XVIII dinastia.

Intelligente, abile, dotata di un forte senso politico e sufficientemente spregiudicata, la Grande Sposa Reale Hatshepsut, con costanza e caparbietà, riuscì a diventare una delle donne più potenti dell’Antico Egitto. Per certi versi un esempio, l’esempio di una donna forte che non si è mai arresa e che ha seguito il suo sogno senza demordere mai, riuscendo infine a diventare ciò che fino ad allora era riservato esclusivamente al genere maschile: un Faraone d’Egitto.

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