Dove si cela la tomba di Nefertiti? All'Italia l'ultima parola!

 

(Foto di Brando Quilici - National Geographic)

Dopo quasi un anno di attesa ha finalmente ricevuto l’ok dall’Egitto la missione italiana del Politecnico di Torino per effettuare analisi all’interno della tomba di Tutankhamon (KV62).
Lo scopo? Quello di individuare l’eventuale presenza di camere nascoste e confermare o smentire la teoria dell’archeologo Nicholas Reeves. In maniera, teoricamente, definitiva. In questa lunga storia piena di sorprese, annunci sensazionalistici e, soprattutto, piena di dubbi abbiamo almeno una certezza: la burocrazia non è lenta soltanto in Italia!
Infatti, dopo all’incirca un anno di trepidante attesa per gli amanti dell’antico egitto  arriva finalmente il via libera. Il gruppo di ricerca del Politecnico di Torino, guidato dal prof. Porcelli può ora condurre le analisi al geo-radar all’interno della tomba del Faraone Tutankhamon (KV62), per individuare l’eventuale presenza di stanze nascoste. 
Ma procediamo con ordine e ripercorriamo l’intera storia.

Risale al 2015 l’affascinante annuncio dell’egittologo Nicholas Reeves: durante operazioni di fotografia ad alta risoluzione avrebbe individuato dei punti che potrebbero nascondere, dietro la parete nord della tomba, camere rimaste sigillate. Secondo Reeves, infatti, la tomba di Tutankhamon era troppo piccola per poter appartenere ad un sovrano d’Egitto. Possibile che, data la morte improvvisa del Faraone, la KV62 fosse stata ricavata da una più ampia tomba appartenente alla Regina Nefertiti, diventata Faraone con il nome di Smenkhara? Se così fosse, dietro a quelle pareti potrebbe esserci una tomba ancora intatta. Sarebbe, senza dubbio alcuno, la scoperta del secolo. Per ottenere una risposta evitando però di danneggiare la parete affrescata, il Ministro delle Antichità del Cairo autorizzò due analisi al geo-radar che, tramite impulsi elettromagnetici ad alta frequenza, permette di valutare i pieni e i vuoti dietro le pareti.

Il primo esperimento, effettuato nel novembre del 2015 e affidato al giapponese Hirokatsu Watanabe, diede una probabilità del 90% sull’esistenza di camere segrete. Nel 2016, poi, venne condotta una seconda analisi guidata dagli americani Eric Berkenpas e Alan Turchik. Purtroppo, i risultati furono molto indistinti e sembravano smentire le analisi di Watanabe. Tra l’altro, in molti mettevano in dubbio i risultati del giapponese, perché utilizzava da anni un macchinario fuori mercato.
La storia sembrava finita lì, finchè il Ministro delle Antichità non decise per una terza analisi, l’ultima, risolutiva e definitiva. Non sarebbe stata condotta né da giapponesi né da americani, ma da un gruppo di italiani del Politecnico di Torino, coordinato dal dott. Franco Porcelli, che per anni ha lavorato in Egitto. Da quel momento, saremo all’incirca agli inizi del 2017, è un vano attendere notizie che attestino l’arrivo dell’autorizzazione e, finalmente, l’inizio delle ricerche. Poi, una novità: nel libro “Enigma Nefertiti-Il più grande mistero dell’Antico Egitto” Brando Quilici scrive che queste analisi da maggio sono slittate a settembre. Attendiamo ancora; trascorre Ottobre, poi Natale e Capodanno…ancora nulla.

Finalmente il 30 Gennaio 2018, la notizia tanto attesa. E’ lo stesso Politecnico di Torino ad annunciare, in un comunicato, che l’autorizzazione è finalmente arrivata: “le misure geo-radar decisive dall’interno della Tomba di Tutankhamon (in codice: KV62) nella Valle dei Re a Luxor saranno condotte tra il 31 gennaio e il 6 febbraio 2018 e avranno l’obiettivo di verificare l’eventuale presenza di spazi vuoti e/o di corridoi nascosti dietro le pareti della camera funeraria di Tutankhamon”.
Sempre dal comunicato si evince che saranno utilizzati tre diversi sistemi radar di ultima generazione che, secondo il prof. Franco Porcelli, sono in grado di individuare strutture nascoste di rilevanza archeologica con una sicurezza del 99%. Queste misure saranno inoltre confrontate con i risultati ottenuti dallo stesso gruppo di ricerca a maggio 2017, utilizzando una diversa tecnica non invasiva dall’esterno della tomba di Tutankhamon.

Le nuove ricerche saranno condotte da due dipartimenti del Politecnico di Torino (Dipartimento di Scienza Applicata e Tecnologia ed il Dipartimento di Ingegneria dell’Ambiente, del Territorio e delle Infrastrutture), in collaborazione con il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Torino. Parteciperanno alle analisi anche due aziende private italiane, la 3DGeoimaging di Torino e la Geostudi Astier di Livorno ed una inglese, la Terravision. Per la consulenza egittologica la ricerca si avvale del Centro Archeologico Italiano al Cairo e di altri esperti del Ministero Egiziano delle Antichità, sotto la guida dell’ex-Ministro Mamdouh Eldamaty. Il comunicato ricorda infine che “il progetto di ricerca, supportato dal Politecnico di Torino, è sponsorizzato da Fondazione Novara Sviluppo, Geostudi Astier e National Geographic”.

Insomma, un importante progetto capeggiato dall’Italia che si ritrova fra le mani una grossa responsabilità: il gruppo del Politecnico di Torino coordinato dal prof. Porcelli potrà infatti mettere la parola “fine” su una storia di forte impatto mediatico iniziata quasi due anni fa. Non solo, ma potrebbe anche contribuire a risolvere uno dei più grandi misteri della storia dell’egittologia, scoprendo la tomba (e magari le spoglie) della Regina Nefertiti.
Un sogno, un meraviglioso sogno, ma il risveglio potrebbe essere triste: un passo alla volta, quindi, e rallegriamoci per ora dell’arrivo della tanto attesa autorizzazione a poter condurre le analisi all’interno della tomba del Faraone Tutankhamon.

Elena Cappannella

ematube

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