Ballando con gli antichi egizi

Per gli egizi la musica aveva un effetto benefico sul corpo e sull’anima dell’individuo e non a caso veniva indicata con il termine “Hy”, che significava “gioia e beatitudine”.
Canti e danze caratterizzavano ogni aspetto della vita, dal lavoro quotidiano alle cerimonie religiose. Purtroppo, né spartiti o trattati teorici sono stati ritrovati e non abbiamo, quindi, alcuna informazione sulla melodia degli antichi Egizi.
Tuttavia, si sono conservate pitture funerarie e sculture che ci permettono di studiare e conoscere, almeno in parte, la diffusissima arte musicale nell’Egitto di tremila anni fa.

 

“Io canto a te, ebbro della tua bellezza
con le mani sull´arpa del cantore.
Io insegno ai fanciulli dei cantori
a celebrare la bellezza del tuo volto.”
(Inno ad Amon)

Nell’antico egitto la musica ebbe origini talmente remote da essere una delle prime civiltà su cui si hanno testimonianze musicali.
Nonostante venisse utilizzata in moltissimi aspetti della quotidianità, aveva principalmente una valenza sacra, anche perché voleva la leggenda che fosse stato il Dio Thot a donarla agli uomini. Ecco quindi che ogni tempio disponeva di musicisti che lavoravano presso questi edifici sacri, utilizzando la musica per entrare in contatto con le divinità.
Dallo studio di dipinti dell’epoca sembra che ballerini, cantanti e musicisti fossero presenti non solo durante le cerimonie religiose, ma anche in tutte quelle che univano il sacro ed il profano: la festa per la mietitura, quella per la trebbiatura, per la pigiatura dell’uva oppure quelle che celebravano un evento importante nel regno del Faraone. Per esempio, balli e canti caratterizzavano la Festa di Opet o la Festa Sed, che celebrava i trent’anni del regno del Faraone. Ballerine erano presenti addirittura, durante i funerali e, fino al Medio Regno, si svolsero anche danze di guerra che simboleggiavano la vittoria.
Le grandi cerimonie erano caratterizzate da diversi strumenti a percussione e la musica era ritmata e chiassosa. Ballerine professioniste eseguivano esercizi acrobatici dando vita a danze spettacolari. Nelle feste private, invece, i movimenti delle ballerine erano molto più delicati e graziosi e la musica più dolce e rilassante, eseguita principalmente con l’arpa, il liuto o il flauto.

Sembra che già nell’Antico Regno la musica egizia avesse raggiunto un certo livello di perfezionamento; in seguito alle campagne militari, la cultura musicale subì poi delle contaminazioni da parte dei popoli sottomessi.
Uno dei primi strumenti del quale si hanno testimonianze già dalla preistoria è il sistro, un sonaglio con dischi di metallo infilati su una o più bacchette. Con il sistro, in genere, si raffigurava la dea Hathor, per eccellenza dea della gioia, della danza e della musica. Il suo nome si traduce con “seshesh”, parola onomatopea che rievoca il rumore che la vacca (raffigurazione della dea Hathor) provoca quando si muove fra le foglie di papiro. Questo strumento suonato soprattutto dalle donne all’interno dei templi, aveva il potere di allontanare le forze negative. Raffigurazioni del periodo amarniano mostrano le figlie maggiori di Akhenaton e Nefertiti che, al seguito della coppia reale, agitano il sistro durante le cerimonie ufficiali.
Come indicato dalle analisi acustiche effettuate sugli strumenti dell’epoca la musica, nell’Antico Regno, doveva avere un suono grave e dolce.
Nel Medio Regno, sotto l’influenza degli Hyksos, la musica risente degli scambi con la cultura asiatica e la danza, un tempo lenta, diventa sempre più movimenta fin quasi a livelli orgiastici.
La lira, portata in Egitto dai beduini dell’Est, era uno strumento da cinque a diciotto corde, tese di fronte ad una cassa armonica di legno e riunite alla base con un anello di bronzo.
Il rinnovamento della vita sociale e politica che caratterizzò il Nuovo Regno coincise con una rinascita dell’arte musicale. Strumento tipico era il liuto a collo allungato, formato da una cassa di risonanza ovale a forma di mandorla, ricoperta da una pelle rossastra.

Infine, lo strumento reale per eccellenza era la tromba usata in guerra per dare segnali militari e comunicare a distanza gli ordini all’esercito. Nel 1922, nell’anticamera della tomba di Tutankhamon vennero ritrovate due trombe, una in argento e una in rame, che vennero suonate addirittura in epoca moderna.
Nell’antico egitto, una figura importante era il chironomo, una specie di direttore d’orchestra dell’epoca; spesso anche cantante, stava accovacciato di fronte ai musicisti, facendo gesti con le mani dal significato ritmico e melodico. A Saqqara, nella mastaba di Ptah-hotep è stato ritrovato un reperto molto importante, dove è raffigurato il chironomo eseguire due movimenti contemporaneamente: uno con la mano sinistra, che dovrebbe indicare la nota fondamentale, mentre l’altro con la destra dovrebbe rappresentare la quinta. Questo documento mostra con chiarezza che gli antichi Egizi conoscevano l’armonia. Purtroppo, non sono giunti fino a noi trattati teorici o spartiti, ma solo pitture funerarie e sculture; queste se da un lato ci danno molte informazioni sulla forma e varietà degli strumenti egizi, dall’altro non ci dicono nulla sulle melodie dell’antico Egitto. E’ sorprendente, però, come già in una civiltà di tremila anni fa la musica, la danza e i canti fossero talmente importanti da impregnare ogni aspetto della vita quotidiana, dal lavoro alle feste religiose. Nonostante poi tutti gli influssi greci, persiani o turchi l’arte musicale egizia, trasmessa attraverso i millenni, rimane comunque una delle più importanti testimonianze storiche sulla musica orientale dell’antichità.

Elena Cappannella

ematube

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