Michelangelo Buonarroti e la Tuscia: un racconto architettonico attraverso i suoi disegni

Nonostante la sua sorprendente longevità, lo scultore, pittore ed architetto fiorentino soffrì in vita di diversi malanni che lo portarono a trovare ristoro nelle acque sulfuree della Tuscia, tra Marta e Viterbo, in quel paesaggio così profondamente bucolico ed ameno caratterizzato oggi da alcuni ruderi coperti ormai da sterpaglie.

Il successo richiede ordine e disciplina ma anche sacrificio fisico.

Lo sapeva bene Michelangelo Buonarroti che per portare a compimento alcuni dei suoi più importanti capolavori aveva pregiudicato irrimediabilmente la sua salute fisica. Del resto, dipingere una superficie come quella della volta della Cappella Sistina (500 mq circa) per diverse ore al giorno, stando in piedi e con la testa rivolta verso l’alto non è cosa da tutti tanto che sarà lo stesso Michelangelo a ricordare anni dopo in un suo piccolo schizzo la singolare posizione da lui assunta.

Posizione dell'artista mentre dipinge la cappella Sistina


Infatti, nonostante la sua sorprendente longevità (morì a quasi 90 anni), lo scultore, pittore ed architetto fiorentino soffrì in vita di diversi malanni dovuti perlopiù al dispendio di energie fisiche e mentali utilizzate senza mai risparmiarsi in ogni sua opera. Questi problemi lo portarono a trovare ristoro nelle acque sulfuree della Tuscia, nelle cosiddette terme romane del Bacucco,  tra Marta e Viterbo, in quel paesaggio così profondamente bucolico ed ameno caratterizzato oggi da alcuni ruderi coperti da sterpaglie. Oltre a trovare sollievo nel corpo, il grande genio rinascimentale trovò anche sollievo nella sua mente di osservatore tanto che non esitò a fare qualche schizzo e a prendere alcuni appunti riguardanti alcune delle strutture che caratterizzavano il complesso.

Pianta del bagno di Viterbo in uno schizzo del Buonarroti

Questi schizzi e appunti sono oggi conservati al Museo Vicar de Lille in Francia e nonostante la loro semplicità e sinteticità sorprendono per la loro forza comunicativa ed evocativa. Nel primo disegno Michelangelo restituisce quella lui stesso definisce “…pianta del bagno di Viterbo”,mettendo in evidenza un impianto centrale caratterizzato da una interessantissima articolazione muraria. Nel secondo disegno invece il maestro fiorentino elabora a mo’ di schizzo una prospettiva che ci mostra una struttura sempre ad impianto centrale e verosimilmente coperta a cupola. Distrutte dal tempo, ma anche  dal passaggio dei Lanzichenecchi, molti elementi di queste architetture (capitelli, statue, rivestimenti ecc.) sono stati letteralmente asportati e riutilizzati in altro loco per abbellire piazze e ville di ricchi signori. Ancora oggi significativi e ricchi di poeticità i ruderi che compongono il complesso rappresentano una importante emergenza architettonica che Michelangelo aveva ammirato e saputo apprezzare, a differenza nostra che spesso restiamo invece indifferenti alle bellezze presenti nella Tuscia viterberse.

Prospettiva terme del Bacucco in un disegno di Michelangelo

Francesco Moretti

 

 

 

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