Architettura del ventennio fascista: il caso della borgata Luigi Razza di Celleno

Costruito dal Genio Civile negli anni trenta, questo insediamento rappresenta un esperimento urbanistico di rilievo con importanti sfumature di stampo sociale che lo rendono ancora oggi un esempio di tecnica urbanistica ed architettonica che, se confrontata con alcune delle opere pubbliche di oggi, fa riflettere sullo stato dell’arte della cultura edilizia italiana.

(Borgata Luigi Razza di Celleno - cosiddette  "Case Nove")

“…Quanto abbiamo riso noi intellettuali sull'architettura del regime, sulle città come Sabaudia.
Eppure adesso osservando questa città proviamo una sensazione assolutamente inaspettata.
La sua architettura non ha niente di irreale, di ridicolo.
Il passare degli anni ha fatto sì che questa architettura di carattere littorio assuma un carattere, diciamo così, tra metafisico e realistico.

Metafisico in un senso veramente europeo della parola, cioè ricorda […] la pittura metafisica di De Chirico, e realistico perché, anche vista da lontano, si sente che le città sono fatte, come si dice un po' retoricamente, a misura d'uomo.
Si sente che dentro ci sono delle famiglie costituite in modo regolare, delle persone umane, degli esseri viventi completi, interi, pieni, nella loro umiltà. Come ci spieghiamo un fatto simile che ha del miracoloso?
Una città ridicola, fascista, che improvvisamente ci sembra così incantevole?
Bisogna esaminare un po' la cosa […] Sabaudia è stata creata dal regime, non c'è dubbio, però non ha niente di fascista, in realtà, se non alcuni caratteri esteriori.

Allora io penso questo: che il fascismo, il regime fascista, non è stato altro, in conclusione, che un gruppo di criminali al potere. E questo gruppo di criminali al potere non ha potuto in realtà fare niente, non è riuscito a incidere, nemmeno scalfire lontanamente la realtà dell'Italia. Sicché Sabaudia, benché ordinata dal regime secondo certi criteri di carattere razionalistico, estetizzante, accademico, non trova le sue radici nel regime che l'ha ordinata, ma trova le sue radici in quella realtà che il fascismo ha dominato tirannicamente ma che non è riuscito a scalfire.

Dunque, è la realtà dell'Italia provinciale, rustica, paleo-industriale, che ha prodotto Sabaudia, e non il fascismo.
Ora invece succede il contrario. Il regime è un regime democratico […] però quella acculturazione, quella omologazione che il fascismo non è riuscito assolutamente a ottenere, il potere di oggi, cioè il potere della civiltà dei consumi, invece riesce ad ottenere perfettamente: distruggendo le varie realtà particolari, togliendo realtà ai vari modi di essere uomini che l'Italia ha prodotto in modo storicamente molto differenziato. E allora […] posso dire senz'altro che il vero fascismo è proprio questo potere della civiltà dei consumi che sta distruggendo l'Italia…”

Concordando con quanto detto sopra da Pier Paolo Pasolini nel documentario“Pasolini e... la forma della città” e, come già spesso affermato da chi scrive, è di certo innegabile che, alcune delle architetture costruite durante il ventennio fascista, rappresentano ancora oggi un esempio di modernità e qualità architettonica esemplare.
Edifici che ancora oggi caratterizzano indiscutibilmente l’immagine delle città in cui viviamo e che, risultano essere senza dubbio più adatti e consoni a tempi civili e democratici che ad epoche di dittature. Un interessante esempio lo abbiamo con la cosiddetta Borgata Luigi Razza di Celleno organizzata secondo quello che è il modello base delle città di fondazione dell’epoca. Tutto il complesso urbanistico trova infatti il suo fulcro vitale attorno ad una grande piazza centrale aratterizzata dalla "Torre Littoria" sulla quale è impostato l’immancabile e metafisico orologio che scandisce il tempo della vita quotidiana al di sotto di esso.

(Ex "torre littoria" con l'iconico e metafisico orologio)

 

(La piazza con la chiesa e il campanile)

La piazza è pensata infatti come il luogo della res pubblica in quanto trovano loco su di essa tutti quegli edifici pubblici indispensabili per una società civile ed evoluta (municipio, chiesa, ufficio postale, scuola ecc.). Costruito dal Genio Civile negli anni trenta su progetto dell’ Ingegner Prezioso, questo insediamento rappresenta senza ombra di dubbio un esperimento urbanistico di rilievo con importanti sfumature di stampo sociale poiché furono previste anche una serie di nuove abitazioni (le cosiddette “Case Nove”) destinate ad ospitare le famiglie cellenesi costrette ad abbandonare l’ormai pericolante borgo antico di Celleno in seguito al terremoto del 1931. Da manuale l’impianto tipologico di queste abitazioni che prevedevano, a seconda dei casi, fabbricati da otto alloggi sviluppati su due livelli e dotati di ingressi distinti, oppure da due o quattro alloggi che, fermo restando la ripartizione su due piani, avevano un unico ingresso centrale.

( Cartiglio progetto originale delle "Case Nove")

Successivamente una variante semplificò la tipologia optando per fabbricati su due livelli di cui il primo rialzato in modo da poter avere la possibilità di costruire degli scantinati seminterrati. 
Un’ opera pubblica a tutti gli effetti quindi che, se confrontata con molte opere statali di oggi, risulta essere ancora esemplare sia da un punto di vista urbanistico e sia da un punto di vista architettonico e tecnico. Ha quindi ragione chi afferma che le cosiddette “opere pubbliche” in Italia oggi devono inevitabilmente confrontarsi con la cultura edilizia del ventennio di cui il quartiere E.U.R. di Roma rappresenta sicuramente il più alto picco espressivo. In tal senso, fa quindi ancora più rumore il constatare l’incapacità di uno stato democratico e civile come quello italiano, di dotarsi di un governo del territorio e di una cultura urbanistica ed architettonica consona alla qualità del paesaggio e dei centri storici italiani quando, al contrario, un regime dittatoriale come quello fascista che, non dimentichiamolo, ha coinvolto l’Italia in una guerra stupida e disumana, è stato in grado di definire uno sviluppo del territorio ragionato, sostenibile e per certi versi lontano dai fantasmi del totalitarismo.

L’ incompetenza e l’inadeguatezza di amministratori e politici vari è stata, per il patrimonio edilizio e paesaggistico italiano, dannosa tanto quanto i cannoni tedeschi e le bombe americane e, riprendendo quanto detto da Pier Paolo Pasolini, “…questa cosa è avvenuta talmente rapidamente che, in fondo, non ce ne siamo resi conto […] È stato una specie di incubo, in cui abbiamo visto l'Italia intorno a noi distruggersi e sparire. Adesso, risvegliandoci forse da questo incubo e guardandoci intorno, ci accorgiamo che non c'è più niente da fare”. Sarebbe bello, in futuro, poter contraddire Pasolini su quest’ultimo punto.

 Francesco Moretti

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