Buona la prima per "Roma Criminale" ieri al Boni

(Foto a cura di Luciano Lattanzi )

ACQUAPENDENTE - Un pubblico più sensibile alle tematiche sociali degli anni '70 ha, probabilmente scelto, iera  sera al teatro Boni, la commedia più "tosta" e difficile da digerire della stagione.  Ma prima, il commosso ricordo e il caloroso applauso partito dal direttore artistico Sandro Nardi  rivolto a Ennio Fantastichini, amico del Boni, ma soprattutto un professionista eclettico che sarebbe dovuto salire sul palco del teatro aquesiano il 6 aprile. “L’applauso che gli avremmo fatto in quel giorno glielo dedichiamo stasera”,  commenta così Nardi prima del buio in sala per “Roma Criminale”.

Roma, 2 novembre 1975. All’idroscalo di Ostia, tra fango e baracche abusive del proletariato romano sotto un cumulo apparente di stracci, viene ritrovato il corpo massacrato del poeta e scrittore Pier Paolo Pasolini. Ad accorgersene casualmente, fu Maria Teresa Lollobrigida, interpretata da Fulvia Lorenzetti, affiancata da Salvatore Buccafusca nel ruolo chiave di Pippo Calò, e Gaetano Carbone ragazzo di vita  assoldato al crimine  conseguente l’omicidio del maestro. La disperazione  e il senso di rivalsa sociale di questi ragazzi, metteranno in crisi le loro identità, e, naturalmente, le proprie fedine penali. Prima con piccoli furti, poi con colpi più azzardati. Racket delle scommesse clandestine, estorsioni, rapine a mano armata per esordire nei rapimenti eccellenti come quello del Duca Grazioli Lante della Rovere, ucciso perché vide in volto uno dei rapitori. Da qui, il braccio armato dell’illegalità, al grido “pijamose Roma” ha firmato i delitti più clamorosi degli anni di piombo, fondendosi a misteri italiani ancora irrisolti. Dal rapimento di Manuela Orlandi, al sequestro Moro, Gladio, Ustica, al caso Pecorelli, alla strage di Bologna. 

(Foto a cura di Luciano Lattanzi)

Il tutto andato in scena e ripercorso in una attenta e puntuale  sintesi teatrale della durata di un 'ora o poco più, da Francesco Sala, e dalla bravura del  trio di artisti, i quali, a rotazione indossava i panni dei protagonisti delle vicende. Con una scenografia minimalista hanno saputo instillare pathos ed emozioni al pubblico presente. Molto apprezzata l’intensità espressiva e sensuale di Fulvia Lorenzetti, che spaziava dalla disperata pietas della pescivendola che ritrova il corpo di Pasolini, alla  solitudine profonda di una delle donne del clan della banda della Magliana, in continua attesa di una telefonata dal suo uomo.  Dalla Sicilia muoveva fili dettando condizioni e modalità di esecuzione Pippo Calò interpretato da Salvatore Buccafusca, il quale  nell’ombra dei suoi occhiali scuri, sanciva le regole del malaffare: scommesse clandestine, traffico di eroina  al Testaccio, Magliana e Ostia. Il monito di Calò che arriva a queste bande che non controllano più le azioni per i soldi facili  “gli affari si fanno senza cuore”, rimane inascoltato. 

(Foto a cura di Luciano Lattanzi)

 Buono e versatile il contributo di Gaetano Carbone, con l’ottimo remake gestuale tipico del boss di borgata romana,  che indossa vestiti firmati, cambia auto, moto e donne, come fossero scarpe. In scena emerge il lato umano di questa banda di insensati allo sbaraglio, che prima o poi, compiono un passo falso. Capiranno i propri limiti di un vita sbagliata quando uno di loro sarà ucciso. Il crimine non paga. Mai!  Buio in sala, applausi e qualche riflessione in più. Buona la prima per questa compagnia che ha aperto in Tuscia con il Boni di Acquapendente la sua prima rappresentazione. Le prossime date saranno a Roma al teatro LO SPAZIO il 18 e il 19 dicembre 2018.

Caterina Berardi

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