Cultura, dove vai se un teatro non ce l'hai?

MONTEFIASCONE - Ma quanto è bella la cultura, ma quanto tempo dedichiamo per coltivarla? Oggi mi sono presa la libertà di fare questa riflessione; probabilmente alcuni di voi, leggendo questo pezzo, avrà fatto lo stesso pensiero. La città di Montefiascone gode di una cospicua popolarità sul fronte culturale: abbiamo chiese di grande rilevanza storica, una cattedrale per ampiezza cupolare la terza in Italia, una DOC enoica legata alla leggenda di un signorotto medievale, una fortezza papale avamposto militare di Roma ( altro che residenza estiva..) e un Seminario conosciuto in epoca rinascimentale in tutta Europa, ma, manca qualcosa. Un teatro! Il tempio per poter coltivare il culto della cultura. Per non parlare poi di tre compagnie teatrali ben consolidate sul territorio, costrette a fare il giro dell'onanese (tipica espressione locale per indicare grandi giri di Peppe, chi fosse poi, sto Peppe, non si sa) per provare le loro performance. Un teatro, uno spazio adibito ad Auditorium a Montefiascone, sarebbe una cosa meravigliosa. Nelle altre cittadine limitrofi come Marta, Valentano, Bolsena (ne ha due addirittura) Lubriano,  Canino, Tuscania, Capodimonte, Acquapendente, etc etc, è presente uno spazio adibito a tale scopo. Sì, lo so, lo so, alcuni replicheranno " non è la priorita" "serve altro in città", la suola, il bus, la mensa. Avete ragione! Ma proviamo a muovere qualche piccolo passo, tentiamo di dare una svolta, cambiamo "la rotta", magari, chissà, tutto ciò che serve, poi, sarà più semplice da attuare. Quello che funziona si mantiene, quello che non funziona, si elimina. Ad onor del vero, ma anche di cronaca, la precedente amministrazione falisca, senza citare l'assessore che propose il teatro a Montefiascone, aveva in programma, col tempo, di realizzare una tensostruttura. Andando a memoria, credo servissero circa 300mila euro, ma dato che la nostra città consta di un patrimonio immobiliare inutilizzato, perché non riadattare/modificare/restaurare, cambiare destinazione d'uso, insomma, ciò che si ha, per il bene comune? Mi piacerebbe che questa riflessione venga accolta dalla saggezza umana dei nostri amministratori, in particolare da chi rappresenta la cultura in ogni sua declinazione e da chi manualmente realizza opere edilizie nella nostra comunità. Anche in questo ultimo caso, nessuna citazione. 

Caterina Berardi  

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