Il rito di passaggio della Madonna di Torano

Affresco Madonna Torano

Ecco un altro argomento della tradizione popolare Sanlorenzese che abbraccia diversi aspetti storici uniti al rito di passaggio della Madonna di Torano. Il tutto nasce dalla conoscenza profonda di Luigi Catena delle leggende intorno al territorio, e della sua passione nel divulgarle. 

Una piccola chiesa di campagna, ubicata sotto San Lorenzo Nuovo, nella valle che circonda il lago di Bolsena. Si trova a circa 2 chilometri dal centro abitato; una strada asfaltata ci conduce per poi finire nel piazzale dove sorge la chiesa. Il territorio è ricco di testimonianze archeologiche, tra cui diverse necropoli etrusche. Proprio sopra di una di queste colline sorgeva un importante tempio dedicato alla dea etrusca Turan.  Esattamente su questo antico sito sacro, molti secoli dopo che fu abbandonato, rimasero le macerie dell’antico tempio e proprio su quell’area vi si costruì una chiesa. Dai pochi documenti e dai reperti oggi presenti davanti ai nostri occhi, resti del tempio etrusco e l’antico e originale altare, quello relativo alla prima chiesa con il suo affresco del XV secolo sono gli esempi più antichi di questo edificio. E’ interessante conoscere la storia di questo luogo, il suo antico culto e le attività a esse rivolte.
 
LA LEGGENDA
C’è una  interessante leggenda (vedi Quirino Galli “Miti e leggende intorno al lago di Bolsena”) la quale dice: “….c’era un toro che partiva a nuoto dalla spiaggia di Capodimonte, attraversava il lago per poi arrivare in località prati Renari (spiaggia di San Lorenzo Nuovo), da quel punto risaliva le colline e poi fermarsi ove sorge oggi la chiesa di Torano. Il toro si inginocchiava proprio davanti a ruderi di un edificio avvolto da rovi e piante infestanti. Il contadino del posto, dopo aver visto la scena diverse volte, incuriosito, andò dove il toro si inginocchiava, tolse tutti i rovi e le piante infestanti e vi trovò un quadro della madonna di Pompei…Davanti a tale circostanza, corse giù in paese (a San Lorenzino alle Grotte, detto Paese Vecchio), raccontò tutto al parroco. Venuto a conoscenza di tale evento e di tutti i particolari, stabilì  in quel luogo doveva essere edificata una chiesa dedicata proprio alla Madonna di Torano….”. Questa è in sintesi la leggenda, ma racchiude in sè delle interessanti curiosità. Il racconto tramandato per via orale per diversi secoli  prima della costruzione della chiesa, ci indica un interessante allineamento chiese, proprio riportato nella leggenda, tracciando tutto il  percorso del toro. Vale a dire, dalla chiesa della madonna di Torano, disegnando in linea retta verso il promontorio di Capodimonte e fino ad arrivare  alla chiesa della madonna del Monte di Marta: che cosa succede? Vengono allineate ben 5 chiese e sono:
1) Madonna di Torano (San Lorenzo Nuovo);
2) S. Ippolito (San Lorenzo Nuovo distrutta nel XIII secolo);
3) Isola Bisentina (chiesa di San Giovanni Battista distrutta nel XV secolo);
4) chiesa di S. Maria Assunta in cielo (Capodimonte oggi non c’è più);
5) chiesa Madonna del Monte (Marta). Questo allineamento ci suggerisce qualcosa?  Esattamente gli estremi di questa linea vale a dire la chiesa della Madonna del Monte (Marta) e la Madonna di Torano (San Lorenzo Nuovo) unisce questi due luoghi di culto, motivati a un antico rito pagano legati alla fertilità. La Madonna del Monte famosa per la cerimonia o festa della Barabbata, vetusto rito dove si esaltano i prodotti della terra e alla sua fertilità, è in sintesi anche una attività cultuale di ringraziamento. La Madonna di Torano  invece è legata al rito della fertilità della donna, il rito di passaggio o di iniziazione.
 

Sicuramente non è un unico esempio ma comunque completamente diverso però a titolo informativo cito tre esempi particolarmente similari i quali sono ricordati ancor oggi: uno al comune di Posta in località Bacugno, provincia di Rieti , cerimonia che richiama un antico rito una volta il toro di inginocchiava davanti alla dea Vacuna (dea della fertilità della terra) per poi nel ripetere il rito cristiano il toro si inginocchia davanti alla Madonna della Neve.  L’altro a Gerace presso il Santuario della Madonna di Polsi (Aspromonte-Calabria), si narra di un pastore il quale aveva smarrito un toro per poi ritrovarlo inginocchiato davanti a una croce. Da quel momento, in quel posto, al mandriano gli apparve la Madonna e gli chiese di costruire in quel luogo un santuario. Oggi la croce è conservata dentro la chiesa e risale all’XI secolo e la tradizione  permette di entrare ai bovini in questo luogo di culto in ricordo del toro che si inginocchò. Infine  nella provincia di Pescara, a Loreto Aprutino il toro che si inginocchia al passaggio delle reliquie di San Zopito, in segno di riverenza. La curiosità è che il bue si inginocchia davanti al sagrato della chiesa, e prende la benedizione del parroco, e a secondo di quanto sterco il bue lascia nella chiesa si saprà se il raccolto sarà propizio o no. Sono esempi, anche se diversi,  legati a una antica tradizione dove la figura del toro o del bue diviene il “motivo sacro”, il protagonista di un evento miracoloso necessario per poi edificare un edificio sacro.
 
LA TRADIZIONE
La festa della Madonna di Torano si svolge il giorno otto di settembre di ogni anno, la natività di Maria. Essa è preceduta da un antico rito, quello della nomina delle “Signore di Torano”. Esattamente di tratta di sorteggiare tre adolescenti del paese purchè  abbiano compiuto 16 anni, non di più. Il sorteggio viene fatto dal parroco, prima che inizi la festa e le tre ragazze, tirate a sorte, quel particolare giorno verranno chiamate “le Signore di Torano”. Il nome etrusco della dea “Turan” tradotto significa “Signora”, era la dea  della fertilità, dell’amore e della bellezza. In questa circostanza , il rito cristiano della nomina delle “Signore di Torano”, non è altro il ripetersi di un antichissimo rito di iniziazione, svoltosi per diversi secoli in quel luogo, ove oggi sorge la chiesa di Torano. Questo esempio è supportato non solo dalla tradizione, ma anche dal ritrovamento sotto il pavimento della chiesa, di blocchi di tufo dell’antico tempio etrusco e da un manufatto in pietra rinvenuto vicino all’altare. Il cippo di pietra vulcanica è alto più di un metro con la struttura circolare e la parte alta termina in forma quadrata con un foro centrale a doppia scanalatura e profondo una decina di centimetri, non esiste una canaletta si scolo di liquidi. La colonnina di pietra e altri oggetti in pietra e tufo sono riposti fuori dalla chiesa nel piazzale nel lato destro. Il reperto in pietra, il cippo, potrebbe essere stato o la base di una statua, oppure il posto su cui esercitare dei riti con offerte di qualsiasi genere, posizionando nel foro un contenitore di metallo o di terracotta amovibile. Questi reperti testimoniano in maniera chiara che sotto c’era un tempio etrusco. Oltre questa evidenza di questa diffusissima sovrapposizione c’è anche il rinnovo in chiave cristiana “la tradizione” che si svolgeva in “illo tempore”. L’otto di settembre se guardiamo  negli anni cinquanta come erano vestite, la maggior parte delle “signore”, proprio questo particolare, non può essere sottovalutato. In realtà sono vestite da “spose” da “signore” nel senso vero e proprio. Qui si esalta con evidenza il rito di “passaggio”, come si ripetono e si rinnovano in tutte le società nei  diversi momenti della vita di una comunità, nascita, matrimonio e morte. Come scriveva il grande antropologo Van Gennep Arnold nel libro “I riti di passaggio” Boringhieri 1981, ogni rito di passaggio è un atto individuale ma con un respiro legato alla tradizione di una comunità. E’ un giorno di crescita,  anche un giorno di festa e di cerimonia,  di tutto il villaggio, ogni rito aveva non solo l’aspetto della vita sociale e civile ma assumeva anche dei risvolti religiosi. Tutti i riti di passaggio nella realtà sono legati a tutti i ritmi della vita di una persona, fino  all’ultimo rito della vita terrena. Come si può vedere la cerimonia che si effettua nella chiesa di Torano è unica e non ce ne sono uguali nel territorio dell’Italia Centrale.  Quindi, questo antichissimo rito di passaggio oggi lo ritroviamo a San Lorenzo Nuovo, in chiave cristiana ma con radici che affondano nel passato nel mondo religioso etrusco. Oltre al vestito bianco tipico del giorno delle nozze, le ragazze sfilano in processione ognuna con dei grandi ceri i quali simboleggiano la luce eterna del nostro signore Gesù, come diceva San Giovanni: “Dio è luce, in lui non c’è nessuna tenebra”, sempre sul significato del cero non si può dimenticare la frase di Albert Eistain “la luce è l’ombra di Dio”. Quindi i  grandi ceri portati nelle processioni, rappresentano il simbolo della luce eterna.
 
L’AFFRESCO DEL XV SECOLO
Le testimonianze all’interno della chiesa più antiche, le troviamo tutte sull’altare, nucleo centrale dell’edificio fino a noi rimasto. L’altare in muratura conserva un affresco, rinchiuso in un teca, raffigurante la Madonna seduta su un trono con il bambin Gesù diritto, con una mano che raffigura la Santissima Trinità. Gesù bambino è avvolto da una cinta con un particolare nodo che ci riporta a Iside. L’altro aspetto che oggi non vediamo più, è nei documenti (santini del 1959 e pubblicazioni d’epoca, don Acaste Bresciani 1941), alle due figure (Madonna e Gesù Bambino), sono state asportate le  corone che avevano in testa, segno particolare della Madonna di Pompei; la stessa sorte ha avuto la collana di corallo che aveva il bambinello nel collo.  Il  corallo rosso era molto presente nelle raffigurazioni negli affreschi o tele del primo rinascimento soprattutto nelle raffigurazioni di Madonne insieme al Bambin Gesù. Vedi Piero della Francesca, Andrea Mantegna, Raffaello, per ricordare alcuni, il corallo rosso non era altro, la protezione verso i neonati, infatti era in uso far portare o indossare ai nuovi nascituri pendenti formati da piccoli rametti di corallo, come collanine o braccialetti. Un oggetto apotropaico, proprio per allontanare il maligno, simbolo di protezione, quello di allontanare lo spirito maligno che si trasformava in un essere in grado di succhiare il sangue dei bambini. La tradizione popolare è rimasta nel tempo, perché si usa ancora, donare ai nuovi nascituri monili di corallo rosso come oggetto a protezione di questa credenza  infondere in loro tanta energia. Nel medioevo soprattutto nel primo rinascimento era diffuso raffigurare  questa antica tradizione soprattutto nell’Italia centrale (Umbria) in piccole chiese. L’affresco della chiesa di Torano dimostra quel pensiero, anche nel caso specifico ci troviamo il monile di corallo non dipinto, ma bensì, un oggetto vero fissato nel collo del bambin gesù. Oltre questo simbolo, nell’affresco troviamo altri elementi il fiore che tiene delicatamente in mano la madonna e il nodo “isideo” nel bambino Gesù e nella Madonna coperto al braccio. Il fiore (un garofano selvatico) a sei petali corrisponde al fiore della vita presente in molte chiese, siamo sempre nello stesso concetto, il quale racchiudeva un antico culto pagano ispirato alla fertilità, all’amore, alla bellezza della donna, alla procreazione. Proprio nell’affresco è raffigurata la delicatezza della madonna nel porgere e presentare questo garofano, che simboleggia la fedeltà, l’amore reciproco e unico, inoltre è l’espressione della purezza, della bellezza e dell’innocenza.  Il nodo Isideo, molto presente in diversi affreschi di  Piermatteo d’Amelia, raffigura il simbolo antico di Iside, la quale  faceva parte di quel grande gruppo di divinità femminili legate all’amore, alla fertilità della donna, alla procreazione. L’affresco sicuramente, merita un giudizio più particolareggiato, in quanto fino a oggi non esiste un appropriato studio critico: interessante sarebbe un  suo approfondimento, in quanto sono presenti  dei motivi e degli indizi che potrebbero portarci alla scoperta di questo autore del XV secolo. 
 
LA FESTA DELL'8 DI SETTEMBRE: NATIVITA' DI MARIA
Proprio come ci riportano certi documenti l’otto di settembre non è il giorno vero della nascita di Maria, come ci ricordano alcune feste liturgiche, la scelta della loro data si collega sempre a degli avvenimenti. In questo particolare giorno di venerazione  Papa Sergio I stabiliva, intorno al VII secolo, l’introduzione nel calendario religioso, questa festa nel mondo cristiano d’occidente, proprio il giorno dell’otto di settembre, dato che  nel mondo ortodosso  esisteva già questa festa molto importante. Esattamente come si festeggia l’Assunzione di Maria il 15 agosto, proprio per ricordare l’anniversario della consacrazione a Maria, come avveniva nelle prime chiese a Gerusalemme a partire dal IV secolo. Proprio per ricordare queste due date storico-religiose, la cerimonia  riferita alla Festa della Madonna di Torano, evidenzia questi dati il giorno del 15 agosto durante la messa in onore all’Assunta in Cielo, nella rispettiva chiesa vengono sorteggiate le “tre adolescenti”, purchè non abbaino superato i 16 anni, e il giorno 8 di settembre verranno chiamate “le Signore” della Madonna di Torano.
 
Luigi Catena
 
 
 

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