Lettere in redazione: "Che fino hanno fatto le risposte degli screening mammografici?"

Modello invito Asl Viterbo screening mammografico

MONTEFIASCONE - Per la serie lettere in redazione, pubblichiamo una nota arrivata nella nostra redazione, da una lettrice che pone una domanda più che legittima, riguardo i risultati degli screening mammografici per la prevezione del tumore al seno programmati gratuitamente dalla  Asl di Viterbo ogni due anni, per le donne tra i 50 e i 69 anni. Ovviamente, tuteleremo per motivi di privacy, l'identità della nostra utente.

"Gentile redazione,

all'inizio del mese di gennaio, nella mia cassetta della posta ho trovato la lettera di convocazione, per eseguire lo screening mammografico presso le unità mobili ubicate fuori l'ospedale di Montefiascone. Molto attenta alla prevenzione, ed avendo l'età menzionata nell'invito, ho eseguito lo screening senza indugio, il 29 gennaio 2018. A tutt'oggi non mi è arrivata alcuna risposta. Non sono una persona ansiosa, e sono certa che il responso non indica alcuna anomalia,(o almeno lo spero), ma poichè si tratta di prevenzione, come mai le risposte non arrivano ancora? Eppure l'addetta allo screening aveva assicurato che entro un mese, avremmo ricevuto i risultati. Siamo quasi a maggio, quali conclusioni dobbiamo trarre?"

Una lettrice

Per rispondere in prima battuta a questa email arrivata presso la redazione de La Rotta.it, mi sono presa lo scrupolo di andare sul sito della Asl di Viterbo, e controllare le tappe del calendario delle unità mobili (roulotte) che campeggiano antistanti gli ospedali, per attuare gli screening mammografici. Effettivamente la signora ha ragione, poichè la città capofila degli esami preventivi è proprio Montefiascone. A onor del vero, anche la sottoscritta lo ha eseguito in gennaio, e se non fosse stata per la segnalazione della nostra lettrice, non lo avrei ricordato neanche io. Intanto, possiamo rispondere alla nostra gentile amica, che la referente dei piani degli screening mammografici è la dott.ssa Maria Teresa Strassera, alla quale chiederemo a breve, ogni dettaglio su questa vicenda, sperando che non sia l'ennesimo caso di "sanità lenta".

Caterina Berardi 

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