Associazione Italiana Medici per l'Ambiente Viterbo: convegno di sabato 14 aprile a Castel Sant'Elia

Lo scorso sabato 14 aprile alla presenza del sindaco di Castel Sant'Elia Vincenzo Girolami, si è proceduto allo svolgersi del convegno di sensibilizzazione per il territorio e la salute pubblica. Gli interventi curati dai medici Giordano Piacenti e del dottor Andrea Ferrante dell’Associazione italiana per l’agricoltura biologica-Aiab e della dottoressa Antonella Litta referente dell'Associazione Italiana Medici per l'Ambiente- Isde, hanno messo in evidenza e puntualizzato la promozione necessaria  dell’agricoltura biologica, quale strumento fondamentale per contrastare le monocolture, foriere di danni di impoverimento e inaridimento del suolo, per preservare la biodiversità, la bellezza e quindi il patrimonio storico culturale e paesaggistico del territorio viterbese e così l’ambiente e in primis l’acqua per quantità e potabilità, la salute delle persone e degli agricoltori e la redditività del loro lavoro su medio e lungo periodo. Dal convegno è emerso  anche la necessità come anche l’impegno e l’auspicio affinchè si arrivi presto ad una uniformità delle ordinanze comunali delle amministrazioni che aderiscono al Biodistretto della via Amerina e delle Forre in materia di uso e forte riduzione dei pesticidi fino alla loro completa eliminazione.

 "Le attività dell’agricoltura intensiva e convenzionale con l’utilizzo di pesticidi, diserbanti e fertilizzanti chimici rappresenta una costante minaccia per la vita, la salute delle popolazioni, degli agricoltori e in particolare per la salute dei bambini e delle future generazioni. Questa l'introduzione della dott.ssa Litta, che ha così proseguito "La prima e vera forma di prevenzione sanitaria consiste non nella diagnosi precoce di una malattia ma nel non far ammalare le persone e questo può essere ottenuto riducendo tutte le fonti di inquinamento dell’acqua, dell’aria, del suolo e del cibo e quindi anche con una agricoltura che rinunci subito all’utilizzo di sostanze di sintesi chimica utilizzate in forte misura anche nelle monocolture come quella della nocciola, sempre più diffusa nel territorio viterbese, a scapito di altre coltivazioni e con conseguente impoverimento dei suoli ed elevato consumo e rischio di inquinamento dell’acqua". Con il termine generico di pesticidi si indicano tutte quelle sostanze che interferiscono, ostacolano o distruggono organismi viventi (microrganismi, animali e vegetali) utilizzate nell’agricoltura intensiva di tipo industriale e che comprendono: diserbanti, fungicidi, insetticidi, nematocidi, erbicidi etc per la maggior parte di sostanze tossiche, persistenti, bio accumulabili che possono penetrare nella catena alimentare  come  anche nei cordoni ombelicali e nel latte materno."

Studi scientifici, condotti a cominciare dagli anni ’70, comprovano come l’esposizione cronica a pesticidi comporti alterazioni di svariati organi e sistemi dell’organismo umano quali: nervoso, endocrino, immunitario, riproduttivo, renale, cardiovascolare e respiratorio. L’esposizione a tali sostanze è pertanto correlata ad un incremento statisticamente significativo del rischio per molteplici patologie quali: neoplasie, diabete mellito, patologie respiratorie, malattie neuro degenerative (in particolare morbo di Parkinson, malattia di Alzheimer, sclerosi laterale amiotrofica (SLA), malattie cardiovascolari, disturbi della sfera riproduttiva, disfunzioni metaboliche ed ormonali, specie a carico della tiroide. Particolarmente elevati sono i rischi per tumori del sangue. Anche nei bambini figli di agricoltori o comunque esposti a pesticidi aumenta il rischio di neoplasie, in particolare di linfomi, leucemie e tumori cerebrali. Particolarmente a rischio appare l’esposizione in utero: il rischio di leucemia infantile per esposizione residenziale è risultato il doppio dell’atteso per esposizione durante la gravidanza anche a pesticidi per uso domestico. 

Alla luce di tutto ciò si rendono quindi necessarie scelte politico-economiche,auspicate ed indicate anche dalle più autorevoli istituzioni sanitarie come l’Organizzazione Mondiale della Sanità, (ad esempio ordinanze sindacali di divieto dell’utilizzo di fitofarmaci e mense scolastiche ed ospedaliere rifornite con prodotti biologici), e scelte individuali di sani stili di vita che possano generare importanti benefici per la salute pubblica. Anche le drammatiche quanto emblematiche storie di molti bacini lacustri tra cui anche quello del lago di Vico, evidenziano la necessità di un rapido abbandono dell’agricoltura intensiva e chimica in favore di una agricoltura più sana, naturale, ecologica, rispettosa cioè della composizione e della vitalità dei suoli, della biodiversità e non asservita alle logiche di sfruttamento e profitto delle monocolture, che non inquini l’aria, l’acqua e quindi il cibo; una agricoltura che sappia riappropriarsi delle conoscenze e dei saperi acquisiti nel corso dei millenni di storia umana, ricominciando a produrre rispettando i naturali cicli della terra e insieme la dignità del lavoro, tutelando così l’ambiente e la salute di tutti a cominciare proprio da quella degli agricoltori e delle loro famiglie.

ISDE VITERBO

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